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La necessità di rafforzare la pubblica sicurezza, stante la situazione contingente, anche attraverso una maggiore responsabilizzazione dei tecnici, nonché il repentino sviluppo di tecniche sempre più sofisticate in materia, ha indotto il legislatore ad aggiornare con integrazioni e modifiche, specie negli ultimi anni, la disciplina della prevenzione incendi.
In particolare, tali esigenze hanno portato quest’ultimo ad emanare il D.P.R. 1 agosto 2011, n. 151 “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 49 comma 4-quater, decreto-Legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122.”
Il provvedimento sopra citato, dopo aver introdotto alcune definizioni all’articolo 1, spiega, all’art. 2, quali sono le finalità e l’ambito di applicazione del Decreto. L’allegato 1 del suddetto provvedimento elenca, invece, le attività assoggettate alla disciplina, le quali sono suddivise per categoria, in relazione alla loro tipologia, complessità, livello di rischio.
Alle stesse vengono attribuite le lettere A, B o C, anche in virtù dell’esistenza di norme di dettaglio, che ne regolamentano la costruzione e l’esercizio. Per ognuna delle categorie troviamo quindi un diverso iter autorizzativo.
Per quanto attiene le casistiche riguardanti il condominio, si fa riferimento all’attività n. 73 introdotta proprio dal D.P.R. 151/11, ossia a quei complessi immobiliari caratterizzati da attività eterogenee quali le autorimesse, le centrali termiche, gli edifici civili, gli uffici, le attività commerciali, le palestre, le scuole e gli asili nido, i locali di pubblico spettacolo, ecc.
Nel comune di Bari e nelle cittadine limitrofe, ad esempio, sono presenti numerosi complessi aventi le medesime caratteristiche, in cui convivono attività tra loro molto diverse, come possono essere uffici, scuole, attività commerciali con promiscuità strutturali, impiantistiche e soprattutto delle vie di esodo.
In questi casi, il soggetto su cui grava l’obbligo di richiedere il rilascio del Certificato di prevenzione incendi, e provvedere al suo rinnovo prima della scadenza, qualora sia già stato rilasciato, è l’amministratore di condominio.
Tuttavia, considerato che si tratta di una attività di manutenzione straordinaria non compendiata tra quelle finanziabili attraverso le quote approvate in sede di bilancio preventivo e mensilmente versate da ciascun condominio sul c/c dell’ente condominiale per far fronte alle spese ordinarie (luce, gas, acqua, ecc.), ci si chiede se Il mancato adeguamento alle norme antincendio può essere valutata come causa di revoca giudiziale dell’amministratore di condominio ex artt. 1129, co. 11, 1130 c.c., anche quando l’assemblea dei condomini non ha adottato alcuna decisione in merito ai lavori di adeguamento da compiere per ottenere il su citato certificato obbligatorio per legge o il suo rinnovo.
Sotto questo profilo la giurisprudenza di merito (Trib. Palermo 16 novembre 2012) asserisce che il compito di provvedere ad adeguare alla normativa di legge in materia di sicurezza incendi l’autorimessa condominiale esulerebbe dalle incombenze prescritte dall’articolo 1130 c.c. che enuncia le attribuzioni dell’amministratore.
Tra l’altro, neppure il compito prescritto al numero 4 dell’art. 1130 cod. civ. e cioè di porre in essere i c.d. “atti conservativi”, si attaglierebbe alla fattispecie, siccome trattasi di un’attività di manutenzione straordinaria (che importerebbe la realizzazione di un opus novum) e non di un’attività ordinaria (che consterebbe della manutenzione delle parti comuni preesistenti).
Sebbene la non recentissima giurisprudenza di merito sembrerebbe escludere in casi siffatti la revoca giudiziale dell’amministratore di condominio inadempiente, occorre fare due precisazioni.
In primo luogo, il procedimento di revoca giudiziale, che si conclude con l’emissione di un decreto e non di una sentenza, rientra nella categoria dei procedimenti di volontaria giurisdizione, avverso il quale è ammesso il reclamo alla Corte d’Appello, ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c., che si conclude con ordinanza non impugnabile e, pertanto, non ricorribile in cassazione, se non per il capo relativo alle spese, di conseguenza, sul punto relativo alla possibilità di ottenere la revoca giudiziale dell’amministratore di condominio che non ottempera agli obblighi previsti in materia di prevenzione antincendio non si è, per ovvie ragioni, potuto formare un orientamento da parte della Suprema Corte.
In secondo luogo, preme sottolineare che i precedenti giurisprudenziali che non riconducono nell’alveo delle gravi irregolarità dell’amministratore di condominio il mancato adeguamento alla normativa antincendio sono piuttosto datati e afferiscono a situazioni particolari in cui il soggetto obbligato aveva, tuttavia, avviato la procedura relativa al rinnovo del certificato antincendio attraverso la presentazione in assemblea dei preventivi di spesa, nessuno dei quali, però, era stato approvato dalla stessa. Ne consegue che, a parere di chi scrive, qualificare giuridicamente irregolarità grave il mancato adeguamento alla normativa antincendio da parte dell’amministratore e, quindi, ottenere, sulla scorta della stessa, una revoca giudiziale, presuppone, quantomeno, che l’obbligato non abbia svolto quel minimum di attività necessaria sia per informare i condomini della scadenza del certificato antincendio, sia per predisporre un piano di azione da sottoporre in assemblea per la relativa approvazione.
Avv. Vittorio Fiume

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